Seveso 4 Aprile 2020

Era qualche giorno che pensavo con dispiacere a tutto quello che questa situazione sta facendo vivere a mia figlia e soprattutto sta facendo perdere, rispetto alla ricchezza di momenti che gli ultimi mesi della terza media offrono.

Avendo già vissuto questo periodo con la prima figlia, so con certezze che si tratta di un periodo irripetibile, ricco, in termini di proposta didattica e soprattutto educativa, di una ricchezza che con un semplice si di adesione di ogni ragazzo offre una possibilità nella crescita personale indiscutibile.

Ecco stavo guardando tutto questo come una mancanza, mancanza per lei della possibilità di proseguire un lavoro che già aveva avuto inizio o che sarebbe cominciato da lì a poco: teatro in inglese, teatro pomeridiano, Teen star, preparazione dell’open day di fine anno, esperienza che in nessun altro contesto chiama così tanto ogni ragazzo a dire di sé……

Mancanze indiscutibili certo e che suscitano in me, come penso in ogni genitore, un dispiacere perché questo non potrà probabilmente accadere, o forse avverrà, ma sicuramente in modo diverso da come io lo avevo immaginato.

Immersa in mezzo a questi pensieri di cui faticavo a vedere il lato positivo, ecco che arriva qualcosa dall’esterno che mi obbliga a guardare da un’altra parte. Come sempre accade nella vita, o per lo meno come a me è spesso accaduto, accade un fatto che mi obbliga ad alzare lo sguardo e mi dice davvero di guardare oltre il buio dei miei pensieri.

Arriva così la comunicazione del preside che parla di questa circostanza come di un’”occasione d’oro”; sembra paradossale che si possa dire di un momento del genere che sia un’occasione d’oro, ma nel mio piccolo posso dire che tante volte ho sperimentato nella contraddizione delle circostanze, il bene profondo che queste hanno determinato nella mia vita; che anche questa non mi stia dicendo di un bene ultimo, possibile per me e soprattutto per lei?

Ed è così che mi accorgo che in mia figlia emergono sicuramente delle domande, non espresse, per lo meno a me, ma domande di significato profondo; glielo leggo ad esempio negli occhi luccicanti quando guardando insieme la TV sentiamo le tristi notizie delle case di riposo dove tanti anziani stanno perdendo la vita e lei pensa ai “vecchietti dalla casa di riposo dove andiamo coi Cavalieri”, lo percepisco nella sua incomprensione, come del resto la mia, di fronte alla drammaticità che stiamo vivendo.

Io non ho risposte da darle, ma ho la certezza che è grazie ad una compagnia che sperimento ogni giorno che a quelle domande non è possibile dare subito risposta, ma è possibile essere accompagnati nella ricerca della stessa. Io penso che in questa occasione in ognuno di noi emergano domande, e immagino ancor di più in una ragazzina di 13 / 14 anni; ecco occorre secondo me non censurarle, ma essere adulti in grado di custodirle e di accompagnarle, nella certezza che è possibile dare una risposta, anche se diversa da quello che possiamo immaginare.

Se c’è una cosa su cui noi abbiamo scommesso, nella scelta di questa scuola e di cui io ho sempre avuto desiderio per le mie figlie, è la possibilità di un dialogo e di un confronto con i docenti, che magari non hanno tutte le risposte, ma rendono possibile un rapporto di fiducia tale, per cui, anche l’applicazione nello studio ne diventa una inevitabile conseguenza.

Mi sembra proprio che questa circostanza sia questo per i nostri ragazzi, la possibilità di un intensificarsi delle domande che hanno nel cuore, ed una possibilità unica di dialogo “personale” con i docenti a questo livello; per meno di questo sarebbe un vero peccato! Allora forse che sia questo il seme da preservare?

ENTE GESTORE: Cooperativa Sociale Pier Giorgio Frassati
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