“E viene ad abitare in mezzo a noi”, le riflessioni di un papà dopo lo spettacolo

Riceviamo in questi giorni le considerazioni che un papà, Fabio S., ha espresso dopo aver assistito alla "Sacra rappresentazione della nascita di Gesù", proposta il 19 dicembre 2019 nella Chiesa di Santa Maria Nascente di Meda.  

Le pubblichiamo in queste pagine del sito web della Frassati, avendone ricevuto l'autorizzazione, quale contributo alla comune riflessione.    

E VIENE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

La chiesa era colma di famiglie, docenti, ragazzi e semplici curiosi. Attraverso canti, riflessioni e immagini, la scuola Frassati ha celebrato la memoria dell'Incarnazione del Salvatore. Un ringraziamento al parroco, Don Claudio, che ha permesso lo svolgimento di questo gesto.

Il tema dell’anno scelto per la primaria e il percorso dell’Avvento, hanno dato il titolo alla sacra rappresentazione: “E viene ad abitare in mezzo a noi. L’Incarnazione rende la realtà il posto giusto per il compiersi della nostra vocazione”.

Sono stati 5 gli atti previsti, come le settimane che gli alunni hanno vissuto a scuola durante l’avvento preparandosi a questo momento. In ogni atto, dagli scolari di quella che era una volta la prima elementare su su fin coloro che si trovano pronti al salto verso le superiori, coralmente hanno rappresentato dal vivo il presepio, ispirandosi a quadri molto conosciuti ed evocativi.

Questi i momenti vissuti:

1) Il senso dell’attesa: niente ci basta. Eppure aspettiamo

2) La Madonna accoglie: il suo sì la rende la casa di Dio

3) Giuseppe custodisce il sì

4) Gesù ha bisogno della nostra carne

5) Noi come Maria: la Chiesa oggi è la casa di Dio e di tutti

Mi hanno colpito in particolare queste parole risuonate nell’ultimo atto, tratte da Bariona di J.P Sartre, appena ripubblicato da Marinotti edizioni:

“...Poichè l’uomo, vedi, è sempre molto di più di quello che è. Tu vedi quest'uomo, appesantito dalla sua carne, radicato sul luogo dai suoi due grandi piedi e dici, stendendo la mano per toccarlo: è là. E ciò non è vero: dovunque sia un uomo, egli è sempre altrove... sono a Betlemme in una stalla, attorno al piccolo corpo caldo di un bambino. E tutto questo avvenire di cui l’uomo è plasmato, tutte le cime, tutti gli orizzonti violetti, tutte queste città meravigliose che bazzica senza mai averci messo i piedi: questa è la Speranza. La Speranza è il meglio di essi. […] a chi spera, tutto gli sorride e il mondo è dato come un regalo.”

L’ingresso finale di un bambino infante con i suoi genitori ha suggellato questa rappresentazione a “misura d’uomo” del Natale del Figlio di Dio.