Tre serate di teatro in ‘giallo’, parlano i protagonisti del progetto

Stupiti, emozionati e divertiti. Ma anche più ricchi di pensieri autentici su di sé e gli altri.

Sono i giovani delle seconde medie al termine della maratona teatrale che li ha visti impegnati - nei mesi precedenti il Natale ma soprattutto al rientro dalle vacanze - nella messa in scena degli spettacoli dedicati al ‘giallo d’autore’.

Nelle tre sere di recitazione (15-17 gennaio), ventisette gli attori della seconda A che hanno letto e interpretato ‘La croce azzurra’ di Gilbert K. Chesterton, con il detective francese Valentin nel ruolo di protagonista, e venticinque gli alunni della seconda B che hanno proposto il lungo testo intitolato ‘Barbaglio d’argento’ di Arthur Conan Doyle, in cui l’indagine è condotta dall’immortale personaggio di Sherlock Holmes. Ventisei infine gli attori della seconda C che hanno lavorato su Agatha Christie e la sua ‘Miss Marple racconta una storia’.

Testi diversi, uniti dall’appartenenza ad un unico genere e riadattati al teatro laboratoriale grazie alla regia di Giuditta Mingucci, esperta del Centro di Produzione Teatrale Elsinor di Milano. Un lavoro paziente, che nelle intenzioni degli insegnati mirava a verificare obiettivi importanti della proposta rivolta agli studenti quali lo spirito di collaborazione tra loro, la capacità d’iniziativa, la creatività - singola e di gruppo - e la disponibilità a seguire una guida-regista.

Abbiamo incontrato alcuni di questi protagonisti, per coglierne le sensazioni dopo la performance.

“Per me è stata la prima volta. Ero un po' scettico – racconta Luca, seconda C – anche perché tanti di noi nelle prime prove erano semplici comparse che stavano in piedi senza far nulla mentre altri recitavano le parti. Poi piano piano il lavoro in scena è migliorato tanto, la regista ha allargato il testo e io ad esempio mi sono ritrovato a recitare sette parti. Lo stesso ruolo è stato interpretato da più di una persona, così in tanti hanno trovato soddisfazione. Secondo me sono state decisive le ultime sei ore intensive di prove: ciascuno ha dato il massimo e siamo entrati sul palco preparati”.

“Io avevo già avuto un’esperienza di teatro alle elementari – dice Matteo, seconda C – e l’ho rivissuta molto volentieri. Alla fine mi sono ritrovato a dover imparare diciassette parti dalle tre iniziali, interpretando anche il ruolo del protagonista. Sono molto soddisfatto, insieme ai miei compagni, per l’esito dello spettacolo delle 19.00 che è stato quasi perfetto, mentre abbiamo avuto dei blocchi e fatto errori in quello delle 21.00. Ma sono contentissimo di questa esperienza, che è durata 25 minuti ma ha richiesto molte ore di preparazione. E la rinuncia a ginnastica...!

Anche i giovani attori della ‘Croce azzurra’ non si sono sottratti alle nostre domande.

“Non avevo mai recitato – commenta Agostino, seconda A - eppure non ho fatto una fatica eccessiva, anzi penso che alla fine questo laboratorio mi abbia aiutato ad esprimermi meglio e scoprire cose nuove di me. Sono molto contento della riuscita del primo spettacolo, un po' meno del secondo dove eravamo un po' ‘inceppati’, anche se in realtà siamo riusciti a evitare di far capire al pubblico i nostri errori”.

“Concordo – aggiunge Paolo, seconda A -  perché la cosa bella è stata anche la gestione dell’imprevisto e il fatto che non siamo andati nel panico quando ci siamo dimenticati alcune parti. Il nostro testo non era lungo come quello della B, ma alcune sequenze di battute e riprese erano difficili e le abbiamo superate bene. Personalmente la reputo una bellissima esperienza e un modo serio di stare con i miei compagni, oltre che divertente. Non era la prima volta per me, ma certamente lo è stata quando abbiamo ragionato insieme sul testo, nella parte che riguardava la ragione. Penso sia stato quello il momento decisivo nell’approccio al testo”.

Considerazioni non da poco, che danno il senso di un esito certamente positivo rispetto agli obiettivi dei docenti.

“Mi sono sorpresa – afferma al proposito Irene Coerezza – quando ho assistito alla diretta dello spettacolo dei miei alunni. Li avevo visti prima della prova generale ancora molto indietro, perlomeno secondo i miei parametri, e invece il giorno dello spettacolo li ho ritrovati concentrati e preparati. Penso che una delle difficoltà maggiori affrontate sia stata l’imbarazzo del recitare, la scarsa considerazione di sé in questa veste e forse il fatto di crederci poco. Quando poi hanno capito che il fatto di ‘crederci’ poteva cambiare il loro sguardo sul teatro, tutto è andato per il verso giusto”.

Un tipo di teatro semplice, con poche scenografie, ma di grande impatto anche grazie alla coralità che mette in gioco.

“Sottolineo alcuni elementi che ho apprezzato in particolare – conclude la docente. La naturalezza dei gesti e il coinvolgimento di tutti i ragazzi da parte della regista, che ha lavorato con noi affinché l’esperienza fosse significativa per ogni alunno. E, da parte loro, la progressiva maturazione di un affidamento a lei, di lasciarsi cioè guidare oltre ogni resistenza e imbarazzo”.   

Insomma pare proprio che “...per fare buon teatro bisogna rendere la vita difficile all’attore”, come diceva Eduardo De Filippo.

Seveso, 23 gennaio 2020