‘Split classes’ alla Secondaria, oltre all’inglese ora la grammatica italiana

Split classrooms.

Vale a dire divisione (to split) delle classi e studenti che, limitatamente ad alcune ore della settimana e dell’anno, non seguono le lezioni in aula con i propri compagni ‘ordinari’ ma con altri, di pari età e pari livello di apprendimento, in gruppi appositi formati dagli insegnanti.

L’interessante esperienza di matrice anglosassone, cui viene riconosciuto notevole valore a livello educativo e didattico, è stata assunta dalla Secondaria di primo grado in Frassati, che la pratica ormai da sei anni nell’insegnamento della lingua inglese.

Sono coinvolte tutte le classi delle medie, per tutto l’anno, un’ora su cinque ogni settimana.

“I gruppi che formiamo in inglese sono cinque (sulle tre classi di partenza) e molto ‘fluidi’ – racconta il Preside Alfredo Marchisio. Assistiamo di frequente durante l’anno a spostamenti in alto o in basso nei livelli di apprendimento. Le split classrooms offrono a noi docenti indicazioni preziose per il costante ri-orientamento del nostro lavoro, garantendo a famiglie e ragazzi dati importanti su sé stessi e le scelte che li attendono. Inoltre permettono di affrontare in modo più specifico la preparazione alle due certificazioni Cambridge che proponiamo, il Key e il Pet. Permettere ad una parte degli studenti di conseguire il Pet già alle scuole medie è un punto di eccellenza che non va sottovalutato. Contemporaneamente, fare in modo che tutti raggiungano una padronanza della lingua straniera tale da consentire qualsiasi prosecuzione degli studi è un elemento altrettanto importante di offerta didattica.”

Dall’anno scolastico 2019/2020 le ‘spit’ sono utilizzate anche in grammatica italiana.

“Partendo dalla constatazione che se il livello di apprendimento tra loro è omogeneo gli alunni lavorano molto bene – racconta Gianluca Sgroi, docente di lettere – abbiamo inaugurato quest’anno anche in grammatica italiana, limitatamente alle terze medie, il metodo delle ‘split’ già in uso nelle ore di inglese. I ragazzi per due ore alla settimana, per tre settimane consecutive, sono stati suddivisi in quattro gruppi a seconda delle caratteristiche dell’apprendimento e hanno così lavorato in contesti numericamente ridotti e qualitativamente diversi dall’ambiente ordinario di apprendimento”.

I vari livelli dei gruppi corrispondono agli orientamenti che i singoli studenti stanno in effetti assumendo, ad oltre metà anno trascorsa, nei confronti del loro futuro dopo la terza media. Nel caso dell’insegnamento della grammatica, materia di impronta marcatamente logico-teorica e quindi assai divisiva rispetto alle capacità degli alunni, i gruppi rappresentano i possibili percorsi futuri: liceali, tecnico-commerciali, professionalizzanti.

Il quarto gruppo riunisce quanti, presentando difficoltà certificate di apprendimento, necessitano un approccio diverso, guidato da un’esperta pedagogista.

Questo lavoro in gruppo, naturalmente, non elimina la parte di tempo - del resto ben più consistente – che resta appannaggio delle normali ore di lezione in classe con i compagni.

“Ogni alunno è un mondo e una storia unica – aggiunge Marchisio – che necessita di tutte le attenzioni educative del caso. Quando si trova a studiare, anche se per poche ore dell’anno, con chi esprime livelli cognitivi simili ai suoi è molto più soddisfatto, percependo nel gruppo uno stile di lavoro, una misura dei modi e dei tempi ed una compartecipazione adatti ai suoi. Rinforza l’autostima, si sente incoraggiato e compreso e, in ultima analisi, esprime assai meglio il proprio potenziale, di cui si sentono più certi quando ritornano alla lezione nella classe con i propri compagni”.  

Al termine delle tre settimane viene verificato il percorso con una prova finale, con comunicazione dell’esito alle famiglie.

E’ la cura dei dettagli che spesso fa la differenza, come ben sa ogni educatore, tra un percorso fallito ed uno riuscito.

Seveso, 19 febbraio 2020