E-learning o aula? Avviata la sperimentazione, le prime impressioni dei protagonisti

“L’aspetto forse più interessante è che noi docenti, nella situazione di emergenza, siamo spinti a trovare con l’apprendimento a distanza i modi più adatti per attivare nei ragazzi le risorse personali che hanno ma che, a volte, non sanno ancora di possedere. In prima media, in particolare, li si segue ‘passo passo’ in classe, sin nelle piccolezze: ora tutto ciò non è possibile, ed è un bene da un certo punto di vista. Devono far leva sulle loro risorse, e qualcuno ne trova di inaspettate”.

Racconta così il punto chiave della nuova esperienza di e-learning Monica Moresco, insegnante di Lettere, Storia e Geografia della Secondaria di primo grado alla Frassati.

La sfida dell’e-learning, che l’Istituto ha avviato in queste settimane, è di grande interesse, al di qua come al di là della cattedra, e si presta alle prime letture da parte dei protagonisti.

La scuola ha deciso collegiamente di rimodulare l’orario per andare incontro alle diverse modalità di lavoro che la situazione richiede. La professoressa Moresco è passata dalle 11 ore d’aula alle 6 ore in videoconferenza, suddivise nelle sue tre materie: tre ore settimanali di italiano, due di storia e una di geografia. Un notevole cambiamento, che l’ha spinta a rivedere con grande creatività tempi e modi della didattica, assumendo una prospettiva diversa dovendo gestire ora in video la classe dei venti studenti che le è affidata.

“Stiamo utilizzando Microsoft Team – afferma – per trasmettere le lezioni e caricare in una cartella apposita i materiali, comprese le registrazioni per gli alunni che, per vari motivi, non possono seguire le dirette del mattino. Condivido il mio schermo come una sorta di lavagna virtuale, dialogo con gli alunni sia in gruppo-classe sia con i singoli che mi pongono domande o dubbi, affido loro dei compiti e la volta successiva provo a verificare il livello di comprensione e di resa dell’elaborato. E’ un’esperienza nuova di cui stiamo prendendo le misure, in un confronto costante tra colleghi che è un bene per ognuno di noi”.

Interessanti alcune soluzioni che l’insegnante propone ai ragazzi. La realizzazione di brevi formati audio, ad esempio, in cui l’alunno si mette in gioco direttamente ed è portato a mostrare il suo personale grado di comprensione della lezione, oppure la richiesta di comporre delle fiabe, che esprimono l’originalità del singolo, oppure ancora, nei limiti del possibile, la diversificazione dei compiti.

Ciò comporta un aggravio di tempo di correzione per la docente, specie in grammatica dove maggiore è il focus di attenzione, ma tale dispendio di energie è compensato dalla soddisfazione di un coinvolgimento forte di tutti i ragazzi con le loro domande.

“Ritengo sia ancora troppo presto – conclude – per un bilancio tra il prima e l’adesso del ‘fare scuola’. Di certo il rapporto d’aula è tutt’altra cosa e non è sostituibile, hai una visione d’insieme imparagonabile rispetto alla modalità a distanza. D’altro canto però sei costretta a decidere in ogni materia cosa è davvero fondamentale proporre in poche ore e cosa invece no, e questo è un grande esercizio di crescita professionale per l’insegnante. Non ultimo, stiamo scoprendo che a volte chi in classe è meno partecipe ora si mostra decisamente più coinvolto e motivato. Mistero grande, come il fatto che a tanti ragazzi la scuola manca…”.

Sarà la necessità di avere ordine nelle giornate, che a tutti è utile per ordinare un po' anche la vita in generale. Sarà la distrazione, a casa ben più alta che in classe. Sarà, infine, che l’on-line è si, uno spazio d’autonomia, ma in streaming si fa più fatica a capire le spiegazioni della professoressa e gli interventi dei compagni.

Questo nuovo esercizio di libertà - e nel contempo di responsabilità - porta certo con sé per i ragazzi il retrogusto gradevole di una mancanza tanto palpabile quanto inattesa.

Seveso, 19 marzo 2020