Don Burgio: “L’errore è spazio di rinascita, l’educatore uomo di misericordia e giustizia”

Ascoltare, sempre e comunque, prima di giudicare. Distinguere l’errore dall’errante, condannando il primo ma avendo uno sguardo di giustizia e misericordia sul secondo. E avere fiducia che una possibilità di riscatto ci sia per tutti.

Sono i pilastri di una narrazione esistenziale e culturale, nient’affatto scontati, trasmessi da don Claudio Burgio con stile pacato e coinvolgente mercoledì 29 gennaio al Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso.

Intervenendo come ospite della seconda serata di formazione organizzata dall’Istituto Frassati, il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano ha esordito presentando il video realizzato e postato su Youtube da uno dei ‘suoi ragazzi’, come li definisce. Evidente la provocazione del testo musicale, un concentrato di rabbia e violenza che non possono non suscitare forti reazioni emotive nel pubblico.

Proprio da quest’aspetto parte la disamina di Burgio, che nel suo ministero si mette continuamente in posizione di ricerca e ascolto – spesso ingrato e apparentemente improduttivo – di situazioni marginali e ‘al limite’, in cui l’umanità di tanti giovani sembra smarrita e surclassata da rancore, odio, indifferenza nei confronti del mondo.

Non bastano le leggi e i codici – avverte Burgio – per inquadrare in una cornice razionale questi fenomeni e pensare di risolvere le questioni, ma occorre invece un approccio di misericordia che si unisce alla pur necessaria ed imprescindibile esigenza di giustizia. Necessaria in primo luogo ai rei, che non vanno né compatiti né resi oggetto di un buonismo insensato.

E’ un fluire di spunti e riflessioni intelligenti e profonde quello di Burgio, che allarga il campo al ruolo della famiglia e della società civile, alla ricerca di metodi di lavoro comune che costruiscano una rete generatrice di strumenti di prevenzione e di cura.

L’attesa è la chiave del fatto educativo. La domanda gratuita è l’unica in grado di promuovere una possibilità di svolta in un percorso negativo e problematico.

E Gesù è, dal punto di vista credente, il vero educatore. Lo si vede nell’episodio dell’incontro con Zaccheo, al capitolo 19 del Vangelo di Luca: camminando sulla strada di Gerico e scorgendo quel piccolo uomo Lui si ferma, alza lo sguardo e, solo alla fine, parla. Ogni verbo ha il suo spessore, ogni azione e gesto sono portatori di attenzione, nulla è ‘a caso’.

Allora l’educatore è una persona che si mette in gioco con una sapienza umana e divina ben oltre il necessario appello e rispetto della legge. Agisce in una logica di communitas, crea alleanze, è lontano da una sorta di fredda immunitas: si compromette, sa di dover fare anch’egli un cammino nel momento in cui accetta di giocare il proprio autorevole ruolo nei confronti dell’altro.

Soprattutto, contempla sempre l’errore anche grave come una possibilità reale: perché sa che l’educazione è una grande sfida che può giocarsi solo nella piena libertà, anche di vedersi anche dire dei ‘no’ e terminare, a volte, in esiti drammatici.

La croce, evidentemente, non è una favola indolore.

Ampio il dibattito al termine dell’incontro tra il relatore e il pubblico, a testimonianza di una serata intensa. Prossimo appuntamento nel mese di maggio.

Seveso, 2 febbraio 2020