Cronaca dalla città eterna

Svegliarsi alle 6 di mattina non è, di solito, una cosa molto piacevole. Specialmente nel freddo brianzolo della metà di Novembre. Se poi leggiamo sul calendario che la fredda mattina in questione è quella di venerdì 17, siamo pronti ad aspettarci il peggio. Ebbene, nulla di più sbagliato: infatti, venerdì 17 novembre gli ottanta ragazzi delle classi seconde, insieme a una decina di professori, si sono trovati alla Stazione Centrale di Milano, pronti per partire alla volta di Roma, la città eterna.

Dopo tre ore di viaggio a bordo del treno Frecciarossa, spese tra preghiere, briscole, e pranzi prematuri, siamo giunti alla stazione di Roma Termini. Prima ancora che potessimo assaggiare le infinite bellezze della città, questa ci ha voluto fare il migliore dei regali: un bel sole caldo e un clima primaverile che ci ha “costretti” a riporre in valigia giacche e cappotti, e tirare fuori gli occhiali da sole.

Il secondo regalo che ci ha fatto Roma non è stato da meno: Piazza del Popolo. La pianta ellittica, l’obelisco egizio, le chiese gemelle, il trionfale arco d’ingresso; e, come se non bastasse, il prof. Zecchino ci ha portati nella chiesa di Santa Maria del Popolo a vedere due meravigliose tele di Caravaggio, che ci hanno presentato San Pietro e San Paolo, custodi del cristianesimo e dello spirito di Roma. Dalla piazza siamo saliti verso il parco di Villa Borghese, a mangiare ciò che rimaneva dei nostri pranzi al sacco, e a goderci il panorama dalla suggestiva Terrazza del Pincio. Da lì, attraverso la scalinata di Trinità dei Monti, abbiamo raggiunto Piazza di Spagna, e ci siamo infilati nel ventre di Roma, tra Montecitorio, il Pantheon, piazza Navona, e la chiesa di San Luigi dei Francesi… abbiamo guardato, giocato, disegnato, ascoltato; abbiamo cantato e abbiamo fatto silenzio; ci siamo persi e ritrovati; abbiamo mangiato il famoso gelato di Giolitti (il prof. Doninelli garantisce che si ricordano ancora di noi, nel bene e nel male, ndr).

Dopodiché, abbiamo incontrato una persona speciale, una giornalista di Roma, Marina Ricci, amica della Scuola Frassati, fine conoscitrice della città e protagonista di una grande esperienza di vita che ha voluto condividere con noi. Ricchi di una giornata simile (esatto: abbiamo visto tutto questo in meno di dieci ore!), siamo andati in albergo per cenare. Ma, finita la cena, siamo risaliti sui pullman per andare a trovare gli amici della Fraternità San Carlo, dei preti missionari che girano il mondo per portare il messaggio cristiano di bellezza, pace, e allegria; avevano organizzato per noi un gioco molto divertente, ma anche un bel momento di raccolta davanti a un meraviglioso mosaico custodito nella loro cappella. Tornati in albergo, siamo crollati, sciogliendo nel sonno la fatica e la pienezza di quella giornata.

L’indomani (udite udite: compleanno del preside Marchisio), abbiamo dedicato la giornata alla visita della Città del Vaticano: dopo aver ammirato la Piazza di San Pietro, con la gigantesca chiesa, l’obelisco e il colonnato, ci siamo diretti verso i Musei Vaticani. Il tempo e la folla di visitatori, ahinoi, sono stati tiranni, e non abbiamo potuto soffermarci su molti dei tesori del Museo; ma l’ingresso nella Cappella Sistina è valso il prezzo del biglietto (pure quello del Frecciarossa, andata e ritorno). Purtroppo non abbiamo una foto del prof. Zecchino che litiga con la sorveglianza del museo, ma è successo anche questo, proprio sotto all’affresco della creazione dell’uomo. Usciti dal museo, abbiamo pranzato un bel piatto di amatriciana ristorante; un bel pranzo alla romana: tutti contenti, forse un po’ chiassosi (ma i romani non si scandalizzano), e decisamente affamati.

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Non rimaneva molto tempo prima di tornare a prendere il treno e, vista la coda chilometrica di visitatori che aspiravano a vedere San Pietro, il desiderio di salire sul Cupolone per goderci Roma un’ultima volta stava sfumando. Ma il nostro angelo custode Charlie è riuscito nell’impresa: ingresso “dal retro”, corsa su per gli scalini, e ultimo saluto a Roma.

Un saluto un po’ frettoloso, forse; ma dopo il viaggio in pullman verso la stazione, il ritorno in treno fino a Milano, il rientro a casa, e la ripresa della scuola, i nostri occhi restano pieni di quel panorama goduto “dar Cupolone”: la città, le cupole, il Tevere, gli obelischi, uno scorcio di Colosseo…