Finire col botto

“Concludere l’anno con l’ Open day delle medie è stato innanzitutto divertente! Guardare non solo il mondo delle prime ma anche quello delle seconde e delle terze mi ha entusiasmato perché in ognuno di questi mondi c’è una storia che gli alunni di questa scuola hanno deciso di raccontare. Non vedo l’ora di rifarlo l’anno prossimo!". Questo è quello che scrive Maria Tagliabue di I C, che insieme a tutti gli altri alunni della scuola è stata protagonista dell’open day del 28 maggio.

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Ecco come ci presentano la giornata Agnese e Giovanni: “Di questo open day mi è piaciuto spiegare la serigrafia, il raschietto e musica al computer. Ai bambini a cui spiegavo la serigrafia piaceva stampare, come si faceva prima delle stampanti moderne, l’iniziale del proprio nome anche se per me era difficile gestire la stampa perché dovevo insegnargli come fare e mi sporcavo tutte le mani. Mi è piaciuto spiegare il raschietto dopo aver fatto disegni semplici su un cartoncino per farli tagliare ai bambini che, aggiungendo la carta vetrata e decorandolo un po’, costruivano il proprio raschietto: quanto lavoro ci abbiamo messo noi a realizzare un raschietto! E in musica al computer è stata una gran soddisfazione dimostrare che con il computer potevo creare una vera e propria orchestra di strumenti e voci." (Agnese Sacchi I C)

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“All’open day dalle 15.30 alle 16.30 sono stato in classe a spiegare il mio percorso mentre altri miei compagni spiegavano il loro. Per l’impostazione di quest’anno un genitore poteva farsi fare la spiegazione dell’open day da dieci ragazzi della stessa classe e il percorso sarebbe stato sempre diverso dagli altri. I primi a cui ho fatto da guida sono stati i miei zii, genitori e cugini in un unico gruppo ed era bello vedere che gli piacevano, in particolare, storia e inglese. Mi sono divertito anche perché era bello vedere gli altri come spiegavano e ascoltare cosa dicevano. Oltre a stare nella mia classe nel tempo libero ho girato nelle altre classi e mi sono piaciuti i giochi di logica in seconda e le lampade in terza.”  (Giovanni Gobbi I C)